Cari Lettori,
Benvenuti nel blog di ABF Globalab (o come chiameremo il magazine)! Ancor prima di iniziare a pubblicare pensieri, riflessioni, interviste e articoli riguardo le tematiche che più ci stanno a cuore, vorremmo spalancare le porte di questa nuova avventura spiegandovi le ragioni che ci hanno indirizzato ad abbracciare l’idea di metterci in gioco proprio tramite un magazine.
Il motivo è semplice, ed è perché la giovane anima di ognuno di noi, nella parte forse più inconsapevole e profonda del proprio vissuto, crede e ripone fiducia nella scrittura come forma espressiva, come veicolo artistico per denunciare ed incidere silenziosamente ciò che la nostra generazione, spesso per paura del giudizio, non riesce ancora a confessare ad alta voce. Perché, paradossalmente, il silenzio delle parole posate su carta è tutt’altro che un silenzio privo di suono, la linfa e i contenuti della scrittura infatti, vivono nell’eco di coloro che, una volta incontrate quelle parole, ritrovandovisi, scelgono di leggerle ad alta voce. La scrittura possiede un’intrinseca caratteristica disarmante, ovvero il fatto che, nonostante pensata da un unico, appena divulgata si tramuti immediatamente in un potere incredibilmente collettivo, in fondo, questa forma di comunicazione rappresenta null’altro che la trascrizione fedele dei nostri pensieri, qualcosa che prende vita grazie a chi condivide gli stessi valori in cui abbiamo il coraggio di credere anche noi.
Questo spazio quindi, nella nostra immaginazione e iniziativa, si tramuta già in rifugio, in un porto emotivo e di condivisione sia per chi vi scrive sia per i turisti o gli affezionati che sceglieranno di visitarlo, interpretando un pezzo di carta, che sia concreto o digitale, come le mura di uno dei rifugi da sempre più fedeli all’uomo, un’abitazione di idee che l’essere umano può arredare con le speranze e le emozioni che più preferisce, una metaforica casa di scambio reciproco in cui tutti noi possiamo metaforicamente sentirci accolti, un diario virtuale in cui attribuire un nuovo significato ai conflitti, in cui costruire narrative prima d’ora inesplorate delle incomprensioni del mondo che ci circonda e della generazione a cui apparteniamo, ma soprattutto un simbolico luogo di cambiamento dove, anche solo metaforicamente, poter disegnare una rotta verso il mare di un domani che non fa più paura, un veliero di parole che diviene uno strumento per esplorare in ogni sua forma l’arcipelago delle tematiche a cui siamo più legati, dall’attualità all’educazione, dall’innovazione all’orientamento e molto altro.
L’idea di questo journal è figlia anche del fatto che, nella cascata di concretezza e frenesia che ultimamente inonda spesso la nostra quotidianità, si avverta, in particolar modo da parte dei giovani, sempre più la necessità di un ritorno alla riflessività delle origini, al ritagliarsi uno spazio espressivo indipendente dal ritmo e dalla confusione che vive al di fuori dei nostri pensieri e soprattutto, la decisione di aprire questo magazine, deriva dal credere che anche solo un pezzo di carta, se veicolato con la giusta consapevolezza e ambizione, possa divenire un universo che unisce e valica i confini e le differenze di provenienza, di ideali e di età.
Questo blog rappresenta per noi un angolo di mondo, forse è vero infinitesimo, ma dove la solitudine può diventare unisono, dove la diversità può divenire ricchezza e dove un unico può diventare un insieme. Questo magazine però, incarna anche un luogo dove andare controcorrente, senza timore, perché se la scrittura ci avvicina incredibilmente a coloro che la pensano come noi, è anche vero che la scrittura possieda in sé un’indecifrabile sfumatura anticonformista, se è vero infatti che la nostra persona viene determinata dalle azioni che ognuno di noi sceglie di compiere, talvolta invece l’essenza dell’essere umano deriva proprio dal pensiero contrario, ovvero dal dichiarare ad alta voce ciò che sceglie di avere il coraggio di non divenire, di non prendere parte, di non essere complice. Circondati da notizie come quelle attuali infatti, è facile giungere a credere che siano gli avvenimenti del mondo a determinare il vestito della comunicazione, del giornalismo, delle frasi che scegliamo di scrivere e di pronunciare, dei nostri pensieri, delle nostre emozioni, addirittura a volte delle nostre azioni, eppure a noi piace sperare, forse follemente, esattamente il contrario, ovvero che possano essere anche le giuste parole a contribuire a forgiare, davvero, prima o poi, un mondo migliore.
Diletta Maglioccola
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