Esistono, nella vita di ognuno di noi, istanti, giornate, occasioni che mai avremmo pensato di vivere, opportunità che giungono nel nostro vissuto semplicemente come inaspettate, imprevedibili o come messaggere di incontri o avvenimenti che, fino a qualche secondo prima, avremmo considerato incredibilmente lontani, utopici, che avremmo interpretato unicamente come la rappresentazione di miraggi o addirittura avvenimenti oltre ogni fantasia realizzabile. In poche parole, piacevoli sorprese che riteniamo impossibili, che siamo convinti non possano capitare a noi. Lo scorso 7 maggio, stringere la mano di Roberta Metsola, Presidente del Parlamento Europeo, ha rappresentato per noi giovani del programma ABF Globalab esattamente questo, ha incarnato nelle vite di ognuno di noi proprio uno di quei preziosi momenti precedentemente inimmaginabili.
La visita della sede dell’Andrea Bocelli Foundation da parte del Presidente del Parlamento Europeo e di una delegazione di quest’ultimo rappresenta il secondo tassello del percorso iniziato a Marzo con la visita a Bruxelles di dieci giovani del comitato di San Firenze che hanno preso parte, proprio al Parlamento Europeo, ad un dialogo e mosaico di confronto reciproco riguardante tematiche che rappresentano il cuore pulsante della mission di ABF, tra le quali: lo sviluppo delle competenze trasversali, la cittadinanza globale, l’educazione, la partecipazione e il coinvolgimento giovanile nella costruzione del proprio futuro, gli obiettivi dell’agenda 2030.
Questo incontro tra il Presidente Metsola e noi ragazzi del programma ABF Globalab è inoltre simbolo di un aspetto estremamente rilevante, rappresenta infatti un’Europa che attribuisce valore e speranza ai singoli spazi dedicati ai giovani e che li interpreta come una vera e propria fabbrica del domani, del talento, della bellezza, e come un luogo concreto di allenamento e condivisione di principi e valori dove poter costruire con le proprie mani, intuizioni, capacità e competenze, passo dopo passo, il proprio futuro. Un’Europa, quindi, non solo di idee ma soprattutto di ricerca, per scovare e alimentare luoghi all’interno dei quali le nuove generazioni possano essere guidate verso il pensiero che possano essere proprio loro stesse a dare vita alla propria realizzazione, sia in campo lavorativo ma soprattutto in ambito relazionale, creativo, artistico, collettivo, umano.
Il messaggio fondamentale che ci è stato trasmesso durante le ore in cui ABF ha accolto Roberta Metsola negli spazi dedicati al progetto Globalab e che rimane nel nostro bagaglio di esperienze è quindi una visione nuova, inedita: comprendere che quelle stelle impresse sulla bandiera dell’Unione Europea disegnino una costellazione valoriale a cui possiamo, in parte, dare vita noi attuali generazioni, perché noi non siamo semplicemente parte dell’Europa, noi siamo l’Europa. Alcune volte infatti, prevale l’abitudine di riferirsi a enti, comunità o meccanismi come se si fosse inevitabilmente subordinati ad un disegno più grande, dimenticandoci che invece possiamo essere creatori della sua evoluzione, del suo divenire, facendo fiorire nella nostra mentalità l’idea secondo la quale un unico non sia parte dell’insieme ma sia proprio il singolo a formare, a dare vita, all’insieme, alla collettività. Riflettendo quindi sul fatto che i granelli formino la spiaggia, è vero, ma soprattutto che ogni granello sia già spiaggia, comprendere che una goccia non faccia parte del mare ma che ogni goccia sia il mare, dia vita al mare, che ogni goccia rifletta e custodisca la sua stessa luce, il suo stesso suono, che ogni goccia sia portavoce di ciò che poi, goccia dopo goccia, diviene oceano.
Questa attitudine e filosofia nei confronti del domani sottolinea l’importanza attribuita e la fiducia dedicata agli adolescenti di oggi, ai loro gesti, alle loro scelte, alle loro ambizioni, riconosce il loro ruolo nel panorama democratico e la loro consapevolezza, sia attuale sia prossima, riguardo la cittadinanza europea. Si arriva quindi ad interpretare i giovani non come spettatori o come rappresentanza di ruoli e voci unicamente future ma come vero e proprio motore di trasformazione, riflettendo su come, da sempre, l’educazione e la conoscenza rappresentino i pilastri fondamentali per essere artefici del cambiamento.
Iniziando ad abbracciare questo pensiero, ci rendiamo presto conto di come la bandiera Europea possa riuscire inoltre a farci avvertire nuovamente ciò che, purtroppo, attualmente molti ragazzi hanno perso o non riescono più a sperimentare davvero: un senso di appartenenza a qualcosa, il contribuire a dare vita a qualcosa di grande, anche se nel nostro quotidiano, tramite piccoli gesti.
E quindi quelle stelle iniziano, più simbolicamente, a dipingersi nell’immaginazione e nella speranza di noi giovani come un intreccio di potenzialità e speranze comuni che valichino i confini di lingua, di origine, per costruire un’appartenenza emotiva che possa davvero, metaforicamente, riunire tutti sotto lo stesso cielo tramite la condivisione di una storia, di una cultura, di un passato, di un presente e di un futuro che, in Europa, ci rende tutti legati e tutti unici contemporaneamente, valorizzando l’originalità di ognuno ma ricercando all’unisono una stessa matrice di sentimento comune.
Questo incontro non si presenta infatti alla nostra memoria unicamente come un prezioso ricordo da conservare nei più bei cassetti della libreria del proprio vissuto ma piuttosto come una ricchezza che spalanca una vera e propria finestra di consapevolezza e fiducia per costruire insieme un futuro migliore, soprattutto grazie a chi continua quotidianamente a voler migliorare il presente che stiamo attualmente vivendo.
L’alchimia tra l’Europa e le nuove generazioni è perciò indubbiamente specchio, riflesso, di un’Europa che cambia, di un’entità in continua evoluzione, un aquilone di principi inevitabilmente diretto anche dal vento di qualcosa di più grande di noi, della contemporaneità, delle nuove tecnologie, degli avvenimenti e mutamenti globali, ma, allo stesso tempo, pur sempre ancorato e affidato ai palmi del nostro volere, della nostra unione, del nostro costruire, della nostra conoscenza, delle competenze trasversali, della cittadinanza attiva. Perché tutto si trasforma incessantemente, ogni aspetto del mondo subisce ogni giorno una profonda e a volte imprevedibile metamorfosi, ma troppo poco spesso ci ricordiamo che la prima guida di questi mutamenti è proprio l’uomo e che quindi tutto possa trasformarsi in meglio, anche grazie a noi, imparando e acquisendo gli strumenti giusti per farlo, perché la nostra generazione ha la possibilità ma soprattutto il dovere morale di continuare a tramandare e custodire la bellezza e i valori che ci verranno lasciati e che ci sono attualmente trasmessi. Quella luce che si è accesa nel nostro sguardo il 7 maggio è infatti semplicemente merito e portavoce della luce che quel giorno abbiamo avuto l’onore di poter scorgere negli occhi di chi ci ha creduto prima di noi.
Diletta Maglioccola
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